VERITA’ PER GIANUGOVALLI

VERITA' GIANUGO

 

SETTIMANA UN PO’ PARTICOLARE QUELLA PASSATA
PER QUEL POVERO CRISTO DI GIANUGO

In quel tempo, uno dei POLIZIA PROVINCIALE, chiamato SBIRRO Iscariota, andò dai sommi sacerdoti
e disse: «Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?». E quelli gli fissarono trenta monete d’argento.
Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo.
Il QUINTO giorno degli APRILE, L’AVVOCATO D’UFFICIO si avvicinarono a GIANUGO e gli dissero: «Dove vuoi che ti prepariamo, per FARE L’UDIENZA DEL PROCESSO DI INTERRUZIONE DI PUBBLICO SERVIZIO ?».
Ed egli rispose: «Andate in città, da un tale, e ditegli: GIANUGO ti manda a dire: Il mio tempo è vicino; farò la UDIENZA da te con i miei AVVOCATO D’UFFICIO».
I AVVOCATO D’UFFICIO fecero come aveva loro ordinato GIANUGO, e prepararono la UDIENZA.
Venuta la MATTINA, si mise SULLE SCALE con i Dodici CARABINIERI.
Mentre mangiavano disse: «In verità io vi dico, uno di voi mi tradirà».
Ed essi, addolorati profondamente, incominciarono ciascuno a domandargli: «Sono forse io, GIANUGO?».
Ed egli rispose: «Colui che MI STA DI FIANCO, quello mi tradirà.
GIANUGO se ne va, come è scritto di lui, ma guai a colui dal quale GIANUGO viene tradito; sarebbe meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».
SBIRRO, il traditore, disse: «GIANUGO, sono forse io?». Gli rispose: «Tu l’hai detto».
Ora, mentre essi mangiavano, GIANUGO CERCO’ DI prese LA PAROLA e, pronunziata la MEZZA PAROLA, FU ZITTITO E SI RIVOLSE ai CARABINIERI dicendo: «NON Prendete e NON mangiate il mio corpo».
Poi TENTO’ DI prese LA PAROLA e, dopo aver Preso LE BOTTE, dicendo: «NON Bevetene tutti,
perché questo NON è il mio sangue dell’alleanza, versato per molti, in remissione dei peccati.
Io vi dico che da ora non berrò più di questo DIFESA D’UFFICIO fino al giorno in cui lo berrò nuovo con voi nel regno del POSTRENZISMO».
E dopo aver cantato l’inno ABBASSO I COMUNISTI, uscirono verso LA CASERMA DI VIA RUGGIA.
Allora GIANUGO disse loro: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia in questa notte ALLE 3 QUANDO BUSSERETE PER VEDERE SE SONO IN CASA AGLI ARRESTI DOMICILIARI. Sta scritto infatti: Percuoterò il CAMPANELLO e saranno SVEGLIATE le pecore del gregge CHE DORMONO LA NOTTE,
ma dopo la mia risurrezione SCARCERAZIONE, vi precederò A CASA MIA».
Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto, ma la carne è debole».

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Mentre parlava ancora, ecco arrivare SBIRRO, uno dei CARABINIERI, e con lui una gran folla con spade e bastoni, mandata dai sommi sacerdoti e dagli anziani del PARTITO.
Il traditore aveva dato loro questo segnale dicendo: «Quello che GLI BISBIGLIERO’ SULL’ORECCHIO, è lui; arrestatelo!».
E subito si avvicinò a GIANUGO e disse: «Salve, GIANUGO!». E lo BISBIGLIO’.
E GIANUGO gli disse: «Amico, per questo sei qui!». Allora si fecero avanti e misero le mani addosso a GIANUGO e lo arrestarono.
Ed ecco, uno di quelli che erano con GIANUGO, messa mano alla spada, la estrasse e colpì il MARESCIALLO DE B. servo del sommo sacerdote staccandogli un MOSTRINA.
Allora GIANUGO gli disse: «Rimetti la MOSTRINA nel UNIFORME, perché tutti quelli che mettono mano alla MOSTRINA periranno di MOSTRINA.

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Pensi forse che io non possa pregare il Padre mio, che mi darebbe subito più di dodici legioni di angeli AVVOCATI ?
Ma come allora si adempirebbero le Scritture, secondo le quali così deve avvenire?».
In quello stesso momento GIANUGO disse alla folla: «Siete usciti come contro un brigante, con spade e bastoni, per catturarmi. Ogni giorno stavo seduto nel CPI ad insegnare LE STATISTICHE DELLE ASSUNZIONI DEGLI IMBUCATI DEL PARTITO, e non mi avete arrestato.
Ma tutto questo è avvenuto perché si adempissero le Scritture dei profeti». Allora tutti i discepoli, abbandonatolo, fuggirono.
Or quelli che avevano arrestato GIANUGO, lo condussero dal sommo sacerdote DELLA DIRETTISSIMA, presso il quale già si erano riuniti gli scribi e gli anziani DEL PARTITO.
UN ALTRO AVVOCATO D’UFFICIO intanto lo aveva seguito da lontano fino al palazzo del sommo sacerdote; ed entrato anche lui, si pose a sedere tra i servi, per vedere la conclusione.
I sommi sacerdoti e tutto il sinedrio cercavano qualche falsa testimonianza contro GIANUGO, per condannarlo a morte;
ma non riuscirono a trovarne alcuna, pur essendosi fatti avanti molti falsi testimoni.
Finalmente se ne presentarono due, che affermarono: «Costui ha dichiarato: Posso distruggere il tempio di PARTITO e ricostruirlo in tre giorni».
Alzatosi il sommo sacerdote gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano costoro contro di te?».
Ma GIANUGO taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti scongiuro, per il GERARCA vivente, perché ci dica se tu sei UN POVERO Cristo, ANTIPIDDISTA».
«Tu l’hai detto, gli rispose GIANUGO, anzi io vi dico: d’ora innanzi vedrete GIANUGO seduto alla destra di RIFORMATORI E ROTTAMATORI SUL SERIO, e venire sulle nubi del cielo».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Perché abbiamo ancora bisogno di testimoni? Ecco, ora avete udito la bestemmia;
che ve ne pare?». E quelli risposero: «E’ reo di morte!».
Allora gli sputarono in faccia e lo schiaffeggiarono; altri lo bastonavano,
dicendo: «Indovina, GIANUGO ! Chi è che ti ha percosso?».

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EVVIA EVVIA ….

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